L’aggressività nell’età evolutiva

L’aggressione è l’esecuzione di un’azione il cui intento, sia conscio che inconscio, vuole causare un’offesa, un danno o la distruzione di un altro o di sé stessi. L’aggressività è un’emozione sociale, in quanto si sviluppa nelle relazioni interpersonali e di gruppo. Il fenomeno dell’aggressività di solito dipende da esperienza frustranti, ma comunque nasce anche da problemi relazionali tra individui, tra gruppi ed etnie che possono arrivare a compiere atti come il genocidio; ma l’aggressività può essere rivolta contro di sé fino ad avere condotte autolesive o suicidarie. La condotta aggressiva viene provocata da un centro encefalico, l’amigdala, e dall’ipotalamo se stimolati. Una serie di ricerche sperimentali hanno dimostrato che la stimolazione elettrica della regione ipotalamica induce una reazione di rabbia, infatti sembra che la rabbia e l’aggressione avvengono solo nell’ipotalamo.
I fattori che determinano il comportamento aggressivo sono:
• l’interpretazione della persona che subisce la condotta aggressiva sull’intenzione di chi la compie;
• il modo di comportarsi della persona che ha evocato la condotta aggressiva: se sono presenti comportamenti di scusa;
• l’ira della persona che subisce la condotta aggressiva se il danno procurato è notevole;
• le caratteristiche di chi attua il comportamento aggressivo;
• le caratteristiche della situazione in cui si verifica la condotta aggressiva: chi subisce tiene conto dei fattori situazionali;
• lo stato interiore di chi subisce la condotta aggressiva: esistono variabili temporanee o durature che comprendono preoccupazioni, aggressività e impulsività.
Alcuni autori etologi hanno osservato bambini tra i 18 mesi e i 5 anni, descrivendo sequenze comportamentali che provocavano l’aggressione: gridare – mordere – spingere – graffiare – picchiare, è un a sequenza che va dal viso alla mano. I bambini già da piccoli manifestano il loro dispiacere e l’ira, trasmessa da rivendicazioni verso chi sta loro attorno.
A 2/3 anni il bambino è collerico, attacca, graffia, morde; a 4 anni l’aggressività non è più espressa a gesti, ma verbalmente. Esiste un’aggressività eccessiva per cui, se solitamente le condotte aggressive scompaiono, alcuni bambini continuano a comportarsi in modo violento: picchiano i compagni coetanei, gli adulti, i genitori. Si ha in questo caso, “l’aguzzino familiare”, un bambino che comanda tutta la famiglia: si tratta di bambini impulsivi che, se contrariati, hanno reazioni di forte collera e rabbia se i genitori non soddisfano nell’immediato le proprie richieste. L’adulto si dimostra debole e non sa dare limiti ai bambini.
A 10/13 anni l’ormai ragazzo può attuare condotte violente come la distruzione di oggetti, della classe, che si verificano per lo più in adolescenti che vivono in condizioni socioeconomiche sfavorevoli. Si manifestano come condotte impulsive che iniziano come un gioco e che, in casi rari, possono portare ad azioni assassine. Come accennato, il comportamento aggressivo si verifica per diverse ragioni; le più comuni fonti di aggressività sono: la rabbia, la frustrazione, l’aggressività.. La rabbia è un’emozione primitiva che si osserva nei bambini, e che rappresenta la tipica reazione alla frustrazione e alla costrizione. Essa nasce quando qualcuno si oppone alla realizzazione di un bisogno e viene espressa attraverso il corpo, ad esempio aggrottando le sopracciglia e digrignando i denti.
La gestione della rabbia dei bambini da parte dei genitori e degli insegnanti non è un compito facile. Se già gli adulti devono sforzarsi per controllare intemperanze e ire, per i bambini è più difficile tenere a bada i sentimenti di rabbia. Possono venire in aiuto delle figure educative favole e racconti , infatti raccontare una favola è un modo per entrare in contatto col bambino figlio/alunno con il quale, quando prova rabbia ed è fuori controllo, non è facile trovare le parole giuste al momento giusto. In particolare, ne cito tre, differenti a seconda dell’età del bambino:
1. lo scrittore Robberecht ha pubblicato “Piccolo drago” che racconta di una crisi di rabbia provocata dal no genitoriale e porta il bambino a chiudersi in se stesso fino a diventare un drago che non si riconosce e non parla con nessuno. Adatto a bambini di 3 – 5 anni per comprendere che arrabbiarsi non significa essere cattivi;
2. l’autrice Bertron ha scritto “Sono molto arrabbiato” , per bambini di 6 anni, che racconta di un bambino molto prepotente che se non ottiene ciò che vuole si arrabbia, batte i piedi a terra fino a quando incontra una bambina e una scimmietta;
3. per bambini dai 6 agli 11 anni, Pudney e Whitehouse hanno composto un libro giochi per aiutare i bambini a riconoscere e gestire la propria aggressività. “Ho un vulcano nella pancia” aiuta ad affrontare la rabbia in modo sano. .
Il bambino all’inizio ha un’aggressività aperta e solo col tempo imparerà a reprimere i bisogni e a non manifestare nell’immediato gli impulsi aggressivi nella condotta.
A 2 – 3 anni è normale che il bambino manifesta l’intolleranza alla frustrazione, mentre desta preoccupazione il persistere di questa caratteristica dai 6 anni, che si manifesta con minacce o violenza contro i fratelli. Questo comportamento si verifica in famiglia quando l’intesa tra i genitori è mediocre e l’autorità delle figure genitoriali è beffata, dove la comunicazione prevede il ricatto.
L’adolescente, che in quanto tale vive crisi d’identità, ha difficoltà ad accettare il proprio aspetto e prova sentimenti negativi. Per questi motivi l’adolescente può incorrere in atteggiamenti aggressivi, che proietta verso l’esterno: egli deve sentire un senso di sicurezza e della propria identità. Per i bambini e gli adolescenti che possono trovarsi in situazioni di rabbia e aggressività non più controllabili, è necessario intervenire imparando a dominare la propria rabbia e sapendo controllare lo sfogo dei propri impulsi aggressivi verso gli altri. Esistono giochi ed esercizi di interazioni per cui ragazzi che si trovano in situazioni di rabbia e aggressività vengono portati in una situazione di tensione, e dove il superamento dei problemi e la ricerca di soluzioni non aggressive si fa più accessibile.
L’esercizio “Missili in partenza” vede ragazzi che tamburellano con le dita sul tavolo, dapprima lentamente poi sempre più forte e velocemente; in seguito, battono il palmo della mano sul tavolo o battono le mani sempre più forte; battono i piedi per terra, prima lentamente poi sempre più forte; un leggero ronzio diventa un forte grido; rumore e movimento sono sempre più forti e i ragazzi si mettono in piedi e portano in aria le braccia urlando: il missile è partito. Lentamente si rimettono a posto e i loro movimenti si calmano e il rumore diventa un ronzio fino al silenzio: il missile è scomparso tra le nuvole.
L’adulto educante, dunque genitori e insegnanti, deve permettere al bambino di “affidarsi”; il bambino deve essere consapevole del fatto che si muove in un sistema di relazioni con chi gli sta attorno. Il modello educativo che la famiglia e la scuola dovrebbero mettere in atto è un modello autorevole, quindi né permissivo né autoritario. Un tipo di educazione che non evita ostacoli e punizioni, e in un contesto di affetto e valorizzazione dell’individuo.
Articolo a cura della Dott.ssa Paola Catalano
